Le zone di sacrificio dei diritti umani

Le “zone di sacrificio” sono territori devastati dall’inquinamento sistemico dove la necessità di espansione industriale viene anteposta alla tutela dell’ambiente e alla salute di chi lo abita, trasformando la contaminazione ambientale in una diretta e grave violazione dei diritti umani. Come denunciato da Marcos Orellana, Relatore Speciale ONU su sostanze tossiche e diritti umani, e ribadito nel suo rapporto A/HRC/63/27, l’assoggettamento di intere popolazioni a veleni chimici calpesta il diritto fondamentale a un ambiente sano, pulito e sostenibile, negando il diritto stesso alla vita, alla salute e all’integrità fisica.

I residenti di tali aree subiscono questa ingiustizia, soffrendo patologie come tumori, disfunzioni endocrine e disturbi cardiovascolari. Il rapporto A/HRC/63/27 sottolinea che consentire l’esistenza di queste zone costituisce una violazione sistemica degli obblighi internazionali degli Stati, un fenomeno drammatico che colpisce anche contesti ad alto reddito come la provincia di Verona.

Nel territorio veronese — in particolare nella Bassa Veronese, questa lesione dei diritti umani si è concretizzata nella devastante contaminazione da PFAS. Per decenni, oltre centomila cittadini sono stati privi del diritto elementare di accedere ad acqua potabile e sicura, rimanendo esposti senza consenso a sostanze chimiche tossiche e persistenti con conseguenze sulla salute e sul territorio che si protrarranno per generazioni. A questo si va ad aggiungere la presenza, a Legnago, dell’impianto gestito da Chemviron che esegue il trattamento e rigenerazione dei filtri a carbone attivo utilizzati dalle società idriche e nei depuratori per filtrare i PFAS dalle acque e dai reflui industriali; nel territorio intorno all’azienda (che si trova molto vicina al centro di Legnago) sono state rilevate concentrazioni di PFAS nell’aria, nell’acqua e nel terreno superiori alla media, facendo sospettare che il processo di distruzione termica dei Pfas utilizzato in azienda possa essere incompleta.

La Chemviron di Legnago

A questo quadro già critico si aggiunge ora la minaccia legata al progetto di apertura di una discarica di car fluff (i residui tossici derivanti dal frantumamento delle automobili) nel comune di Sorgà. L’ipotesi di concentrare ulteriori impianti ad alto impatto e rifiuti speciali proprio nella Bassa Veronese rischia di consolidare questo territorio come una vera e propria zona di sacrificio, sovrapponendo nuove fonti potenziale di inquinamento a una falda idrica e a un ecosistema agricolo già fortemente compromessi.

Il caso veronese incarna appieno l’abuso descritto da Orellana: quando lo Stato fallisce nel prevenire l’esposizione tossica e continua ad autorizzare insediamenti impattanti contro la volontà dei territori, si consuma un’aperta violazione del dovere di protezione dei cittadini. In linea con i principi del rapporto A/HRC/63/27, le istituzioni hanno l’obbligo umano e giuridico indilazionabile di garantire l’accesso immediato alla giustizia, attivare bonifiche ed eliminare ogni emissione o nuova minaccia nociva per porre fine a questa prevaricazione e restituire dignità alle comunità colpite.

Di questo tema parleremo domenica 27 settembre alle ore 16:00 a Valeggio sul Mincio nell’ambito della festa Eco del Mincio. Clicca qui per i dettagli.